Arriviamo a Venezia sulle 21:45. Pensavo che lo spettacolo iniziasse alle 22 così sollecitavo Bab ad accelerare il passo, ma mi sbagliavo. Arrivati in Piazza San Marco un sacco di persone erano già con il naso all’insù guardando il telo che, sepur parzialmente, copriva la torre.
Dai lati si poteva intravedere il blu intenso del quadrante, ma niente di veramente apprezzabile. Ci spostiamo per trovare il posto migliore per osservare l’evento e notiamo il palco sistemato proprio di fronte alla torre che ospiterà presentatori, acrobati e giocolieri.
Un grande schermo aiuterà tutti a vedere lo spettacolo, anche del centro della piazza, o da sotto il campanile.
Alle 22:30, orario di inizio dello spettacolo, ancora niente. Mi ha fatto sbellicare la frase di un Veneziano Doc “xe rivà tardi el cafè” (è arrivato tardi il caffè). La piazza si riempie sempre più e verso le 23:20 inizia lo spettacolo.
Un simpatico personaggio che ricorda vagamente per i modi di fare un clown circense introduce gli spettatori al tema della serata mimando simpaticamente un moro per poi costruire con degli ingranaggi un orologio in polistirolo argentato, aiutato da degli aitanti nonchè autentici e muscolosi mori. Quest’ultimi sono in realtà i protagonisti del primo spettacolo, con le loro acrobazie, montando uno sopra l’altro, e anche più di uno, per formare muscolose e giganti figure. Dopo di loro uno splendido spettacolo con il fuoco, preceduto dal “clown” che distribuisce bastoncini luminosi al pubblico.. che apprezza. Oltre a questo Claudia Cardinale continua un teatrale riassunto della storia dell’orologio ingaggiando un “botta e risposta” con un attore illuminato ad una finestra vicino alla torre (non si è capita la presenza di un uomo travestido da settecentesca donna veneziana vicino a quest’ultimo).
Lo spettacolo dei giocolieri con il fuoco è a dir poco spettacolare: gli artisti volteggiano, accompagnati da una musica tribale, con movimenti sinuosi incantano lo spettatore. Uno spettacolo quasi indescrivibile che a dir la verità meriterebbe qualche foto (purtroppo però…). La piazza è illuminata di luci e la musica riempie i cuori, non una sdolcinata tipica musica veneziana, ma qualcosa di intrigante ed elegante al tempo stesso che prepara lo spettatore prima di ogni spettacolo. Ed è il momento delle figure bianche (come possiamo chimarle altrimenti?): salgono come ragni sul campanile di San Marco per poi trasformarsi in colombe, uomini senza peso che a ritmo di musica saltano in orizzontale e ruotano appesi ad un filo, lasciando gli spettatori a bocca aperta che li ha accolti con un diffuso “oooooh”.
Arriva l’ora x, la mezzanotte, e il nostro Cacciari si presenta sul palco, terminato l’ultimo spettacolo. Una manovella in mano gli permette di girare gli ingranaggi dell’orologio di polistirolo che pian piano spostano una finta lancetta in posizione vetricale. Boom. Cominciano i giochi pirotecnici, la musica cambia e diventa più audace e orgogliosa. I fuochi partono dai pennoni, adattati allo scopo, e sorprendono positivamente lo spettatore, nonostante la mancanza di colori. Il telone scende per farci rivedere dopo tanto tempo la torre dell’orologio, bianca, quasi splendente, si alta in tutta la sua maestà. simbolo eterno dell’antico potere della serenissima. Cominciano a suonare i 132 rintocchi, meccanismo che non funziona da 150 anni. Alla fine di questi, suonati dai mori, dalla cima della torre scoppiano coriandoli e stelle filanti che cadono sulle nostre teste quasi a bagnarci di felicità.
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